Ho sognato che rivedevo la tua faccia attraverso le persiane chiuse, che eri tornato.
Ho aperto gli occhi e la consapevolezza che non sei con me mi ha investito come un treno in transito.
Cerco di non stare ferma e annegare in questo senso di impotenza, ma alla lunga vedo che no, non ce la posso fare.
Mi alterno tra la consapevolezza di essere in uno stato miserevole e il prendermi per il culo da sola per quanto sono disgraziata.
Esco di casa per andare a lavorare, e mi metto addosso la maschera. Quella seria e insensibile nel tragitto fino all'ufficio, quella che ci ride su al lavoro. Ma l'intercapedine tra la mia faccia e la maschera fa da cassa di risonanza per i gemiti che dentro di me salgono e scendono come la marea, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno.
La mattina è il momento peggiore. Vado a dormire la sera con la vaga speranza che l'indomani avrò qualcosa da fare, un pezzo di vita da ricostruire, ma la mattina, appena sveglia, quando ancora non mi sono tornate in mente tutte le stronzate di cui mi alimento per non cedere, mi rendo conto che ho veramente poco a cui aggrapparmi, e allora piango. E cazzo quanto male fa piangere appena svegli, non ne avevo la minima idea.
In altre occasioni ho sfoderato l'arma migliore per raccattare e rimettere insieme i miei pezzi, il risentimento, l'incazzatura verso chi si era permesso di ridurmi in questo stato prendendo a calci tutto cio' che di buono avevo donato. Ma con te non ci riesco, ci provo, mi incazzo, penso che sei uno stronzo egoista che non vede a un palmo dal naso eppure... eppure stavolta tu sei lo stronzo egoista che voglio.
Lo stronzo egoista che mi ha promesso che tornerà. Devo crederti?
Intanto tre giorni sono passati e di te non ho la benché minima notizia. Non so nemmeno se la bufera ti ha permesso di salire su quell'aereo, se sei tornato a casa, se lavori o passi a casa le vacanze che avresti dovuto trascorrere qui con me. Non so se dormi per non pensarci, se esci e non ci pensi per niente, se le cose sono diverse per te o se l'indifferenza è il non-sentimento che scandisce le tue giornate.
Non riesco nemmeno a trovare una fine decente per questo post.
Ho aperto gli occhi e la consapevolezza che non sei con me mi ha investito come un treno in transito.
Cerco di non stare ferma e annegare in questo senso di impotenza, ma alla lunga vedo che no, non ce la posso fare.
Mi alterno tra la consapevolezza di essere in uno stato miserevole e il prendermi per il culo da sola per quanto sono disgraziata.
Esco di casa per andare a lavorare, e mi metto addosso la maschera. Quella seria e insensibile nel tragitto fino all'ufficio, quella che ci ride su al lavoro. Ma l'intercapedine tra la mia faccia e la maschera fa da cassa di risonanza per i gemiti che dentro di me salgono e scendono come la marea, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno.
La mattina è il momento peggiore. Vado a dormire la sera con la vaga speranza che l'indomani avrò qualcosa da fare, un pezzo di vita da ricostruire, ma la mattina, appena sveglia, quando ancora non mi sono tornate in mente tutte le stronzate di cui mi alimento per non cedere, mi rendo conto che ho veramente poco a cui aggrapparmi, e allora piango. E cazzo quanto male fa piangere appena svegli, non ne avevo la minima idea.
In altre occasioni ho sfoderato l'arma migliore per raccattare e rimettere insieme i miei pezzi, il risentimento, l'incazzatura verso chi si era permesso di ridurmi in questo stato prendendo a calci tutto cio' che di buono avevo donato. Ma con te non ci riesco, ci provo, mi incazzo, penso che sei uno stronzo egoista che non vede a un palmo dal naso eppure... eppure stavolta tu sei lo stronzo egoista che voglio.
Lo stronzo egoista che mi ha promesso che tornerà. Devo crederti?
Intanto tre giorni sono passati e di te non ho la benché minima notizia. Non so nemmeno se la bufera ti ha permesso di salire su quell'aereo, se sei tornato a casa, se lavori o passi a casa le vacanze che avresti dovuto trascorrere qui con me. Non so se dormi per non pensarci, se esci e non ci pensi per niente, se le cose sono diverse per te o se l'indifferenza è il non-sentimento che scandisce le tue giornate.
Non riesco nemmeno a trovare una fine decente per questo post.



