Il secondo giorno da ventiseienne non è poi così male.
Sembra come se invece di invecchiare mi sentissi più giovane, come se il conto alla rovescia fosse iniziato e mi sentissi in diritto di godermi la vita. So che non sarà così quando sarò di nuovo a casa, e le giornate scorreranno di nuovo senza un perchè finchè il giorno in cui lui verrà a trascorrere il natale a Roma non si avvicinerà. La sensazione di essere sospesa in un limbo spazio-temporale è fortissima, ed aumenta in corrispondenza dei momenti in cui la mia relazione con la Norvegia sale di intensità: quando io parto e quando lui torna.
Recentemente abbiamo messo un termine a quando questa agonia finirà, e dal momento in cui questa data è stata stabilita mi sento come una dead woman walking. Come se stabilire nuove relazioni sociali fosse inutile, e non lo è in realtà, perchè avendo sfruttato gli amici dell'ex, nel momento in cui è finita, è finita anche la mia vita sociale in un certo senso. Le persone cambiano, io sono cambiata, e gli interessi comuni dell'adolescenza scompaiono, e rimane solo il vuoto. Ma tornando al fatto di sentirsi sospesi, la cosa affligge anche la vita lavorativa e universitaria. Non che quest'ultima fosse così poi intensa per me. A parte la pigrizia che mi teneva radicata a casa (anche timidezza se vogliamo), non è che fossi una macina nello studio. Non fraintendete: è dall'età di sei anni che mi sento ripetere che sono intelligente ma non mi applico, ed è così. Se solo riuscissi a mettere insieme brandelli di concentrazione, a parte matematica e fisica, prenderei tutti trenta. Lavoro 4 ore al giorno, per cui ho tutto il tempo di prendere i libri e finire 'sta cazzo di università. Però ogni volta ce n'è una nuova: prima il fatto che dovevo stare dietro a mio nonno, poi quando lui ha deciso di andarsene da questo mondo è arrivato il fatto di dover badare a casa, due gatti e di andare a lavorare per non finire sotto a un ponte o morire dfi fame. Dopo un anno e mezzo le cose dovrebbero essersi stabilizzate, eppure ecco che arriva la novità, l'estero, il trasferimento, e di nuovo ho trovato una scusa per skippare un dovere (dovere skippabile, non che non vada a lavorare eh). Ci sono almeno due-tre esami che potrei facilmente superare, eppure ogni volta che mi metto al tavolino, ecco che ce n'è una nuova. C'è troppo disordine e devo sistemare, tra sei ore devo andare a lavorare e non ho tempo di concentrarmi, devo dare da mangiare ai gatti, vediamo se c'è qualcuno su msn.
Però ogni volta che metto piede qua le cose cambiano. Un reset completo di Veronica. Veronica entra in modalità andiamo facciamo partiamo e tutto cambia. Veronica fa colazione, si prepara, si veste ed esce, Veronica va a fare shopping, Veronica va a fare la spesa e cucina cene gustose. Veronica riordina ed ha tanto tempo che le avanza. Ma come cazzo è che quando sono a Roma non mi avanza mai un minuto?
Facendo due calcoli, inserendo il lavoro come dovere quotidiano hai voglia a tempo in eccesso! Eppure a Roma non è così! Sto cercando di capire com'è la storia, ma, come al solito mento a me stessa e non mi dico la verità. Il perchè lo so benissimo, è solo che non lo voglio ammettere.
L'appello straordinario di biologia molecolare è a novembre, chi è pronto a scommettere su di me e sul fatto che riuscirò a dare l'esame? Io per prima non ci butto una corona. Ma staremo a vedere...