martedì, 31 ottobre 2006
L'ho persa, ho perso la leggerezza nello scrivere di alcuni post precedenti.

Saltare da un argomento all'altro senza che il testo dall'inizio alla fine abbia un filo logico e una conclusione adeguata, serve testa corpo e coda, come nel tema, come alle elementari, come mi diceva la maestra.

Non mi è piu' possibile scrivere di getto.

Non c'è piu' leggerezza ma una cappa cupa e triste e dentro mi sento avvizzita. Sento tanta, troppa amarezza. E' l'aria di Roma.+



Ah, e ho pure smesso di fumare.
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martedì, 24 ottobre 2006




Tramonto Lappone
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mercoledì, 18 ottobre 2006




Denominazione di origine protetta







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martedì, 17 ottobre 2006

Adesso ditemi se non devo pensare a una magia quando metto sei chili di bucato nel buco di una macchina in uno scantinato e dopo 70 minuti il malloppo di panni e' bello che asciutto.


In due giorni ho fatto tre lavatrici e non ne ho ancora abbastanza. Siccome Christoffer qua ha ancora 7-8 chili di roba da lavare, magari posso assistere a questo piccolo miracolo ancora una volta... ma forse e' tardi, l'aereo parte da qua (Bodø) alle 10:20 e magari qualche oretta di sonno non farebbe male...


Pero' davvero, per me che non ho nemmeno una lavastoviglie perche' non ci entra (bilocale 40 mq) e lavo i piatti ancora a manovella colla pezzetta spugnosa da una parte e abrasiva dall'altra, l'asciugatrice e' il sogno proibito, visto anche che sistematicamente ogni volta che decido di fare la lavatrice, piove cani e gatti nei 5 minuti successivi.


Ho scoperto anche che le patacche che a 30 gradi+6 giorni di prelavaggio non vanno via, a 40 gradi scompaiono magicamente. Certo e' pure vero che il risultato e' fatto di capi impercettibilmente piu' attillati, ma tanto tira un po' qua, tira un po' la' alla fine torna tutto (quasi) come prima. Una cosa pero' inquietante e' la quantita' di laniccia che va a finire nel filtro. Che mettiamo pure che viviamo in un ambiente polveroso, ma la laniccia e' della tonalita' del colore dominante dello stock di panni da lavare. Due peluzzi qua oggi, tre peluzzi qua domani, finisce che l'ultimo lavaggio di un capo e' quando questo si e' ridotto allo status di retina per arrosti. Decisamente non rassicurante...


Beh e' giunta l'ora di salutare l'ultimissimo giorno qua nella mia amata terra del Nord, a rileggerci presto su queste pagine, piu' depressa che mai. 

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mercoledì, 11 ottobre 2006

La Sterling è la compagnia aerea che ho scelto per le mie trasferte.


Dopo la peripezia con la SAS e dopo che il mio portafogli si è offeso a morte per il costo del biglietto di sola andata, ho trovato questa compagnia presunta low fare. Presunta perchè i biglietti possono costare anche come quelli della SAS ma tutto il resto è da low fare. Gadgettini, extra fees per ogni cosa, e anche per il fatidico posto con spazio extra e finestrino. Ora: negli ultimi 12 mesi ho volato con loro 10 volte, e a parte gennaio, quando nessun italiano sano di mente eccetto la sottoscritta si sogna di andare al polo nord e si puo' essere tanto fortunati da avere tre sedili tutti per sé, ho sempre avuto problemi per via delle gambe. Calcolando che, da seduta, misurando dal ginocchio alle terga faccio circa 60 cm capirete quanto è brutto farsi anche solo 3 ore di volo incastrata là dentro. Per non parlare poi di quando quello davanti decide che è ora di svaccare il sedile per stare più comodo. Se mi dice bene ho il posto finestrino e almeno guardo le nuvole e mi distraggo, ma come al solito mi becco il sedile lato corridoio accanto a una coppia di morti di sonno che non hanno alcuna intenzione di socializzare e così non mi passa più. A luglio, mesi di picco per le partenze da e per la Norvegia, ho cercato di fare la vaga appena la hostess ha annunciato il boarding complete e mi sono lanciata su uno dei posti accanto alle uscite di sicurezza. Visto che però tutti i passeggeri stavano stipati come le sardine, è successo che sono stata la pioniera di un fugone verso i posti fighi. E davvero lo sono, fighi, stavo talmente larga che ho avuto un momento di agorafobia. Notata la transumanza, la hostess ha annunciato che i posti fighi costavano 165 corone in più, circa 20 euro. A luglio ho fatto follie qua perchè, complici anche i saldi, hanno le taglie giuste per me, per cui sono tornata a Roma povera ma felice con un bagaglio extra per tutti i vestiti che ho comprato. Questo ha fatto sì che non avessi uno spicciolo, e visto che il Postamat e la Postepay sono bazzecole da poveracci, il pos dell'aereo non ha accettato nessuno dei due, per cui mestamente me ne sono tornata al mio posto lato corridoio e tentato l'allungo delle gambe nella via di passaggio, beccandomi tre carrellate dei viveri sulle ginocchia e nemmeno una scusa da parte del personale di bordo. Tornata a casa, meditando vendetta contro la Sterling, sono andata sul loro sito per cercare di capire se posso skippare i venti euro extra e beccarmi il posto figo perchè effettivamente ne avrei bisogno. Non ci provate nemmeno, a cercare un numero di telefono o un indirizzo email al quale rivolgersi per avere chiarimenti. Nessuna email, un numero telefonico di Milano e per i reclami si manda una lettera cartacea in Danimarca (perchè non un piccione viaggiatore a questo punto?). Il servizio clienti telefonico non ha nessuna uscita su un operatore e comunque è solo in inglese. Allora ho deciso di dare un'occhiata alle FAQ (che poi ste faq chi l'ha faqqate se coi clienti non ci parlano?) e ho visto che il posto figo è garantito a chi è vistosamente obeso, a chi si è rotto qualche osso e alle donne incinte. Ora, non per essere cinica ma: l'obeso si è ingozzato e non credo ci fosse John Doe di Seven a puntargli una pistola alla tempia per farlo ingozzare di pastasciutta, quello che si è rotto una gamba è andato a sciare e probabilmente se l'è pure goduta una cifra scivolando solo gli ultimi 10 minuti della settimana bianca quando è volato da uno scalino bagnato mentre caricava i bagagli, e la donna incinta... beh... quella sì che se l'è cercata. Ora... che ci posso fare io se mamma m'ha fatto longagnona e non matcho bene coi sedili degli aerei? Io non me la sono cercata. Tutto questo è davvero ingiusto. Ma i venti euro non glieli dò.


 


Un grazie a Prosj per aver ispirato il post.

postato da: diablera alle ore 11:50 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 10 ottobre 2006

Il secondo giorno da ventiseienne non è poi così male.


Sembra come se invece di invecchiare mi sentissi più giovane, come se il conto alla rovescia fosse iniziato e mi sentissi in diritto di godermi la vita. So che non sarà così quando sarò di nuovo a casa, e le giornate scorreranno di nuovo senza un perchè finchè il giorno in cui lui verrà a trascorrere il natale a Roma non si avvicinerà. La sensazione di essere sospesa in un limbo spazio-temporale è fortissima, ed aumenta in corrispondenza dei momenti in cui la mia relazione con la Norvegia sale di intensità: quando io parto e quando lui torna.


Recentemente abbiamo messo un termine a quando questa agonia finirà, e dal momento in cui questa data è stata stabilita mi sento come una dead woman walking. Come se stabilire nuove relazioni sociali fosse inutile, e non lo è in realtà, perchè avendo sfruttato gli amici dell'ex, nel momento in cui è finita, è finita anche la mia vita sociale in un certo senso. Le persone cambiano, io sono cambiata, e gli interessi comuni dell'adolescenza scompaiono, e rimane solo il vuoto. Ma tornando al fatto di sentirsi sospesi, la cosa affligge anche la vita lavorativa e universitaria. Non che quest'ultima fosse così poi intensa per me. A parte la pigrizia che mi teneva radicata a casa (anche timidezza se vogliamo), non è che fossi una macina nello studio. Non fraintendete: è dall'età di sei anni che mi sento ripetere che sono intelligente ma non mi applico, ed è così. Se solo riuscissi a mettere insieme brandelli di concentrazione, a parte matematica e fisica, prenderei tutti trenta. Lavoro 4 ore al giorno, per cui ho tutto il tempo di prendere i libri e finire 'sta cazzo di università. Però ogni volta ce n'è una nuova: prima il fatto che dovevo stare dietro a mio nonno, poi quando lui ha deciso di andarsene da questo mondo è arrivato il fatto di dover badare a casa, due gatti e di andare a lavorare per non finire sotto a un ponte o morire dfi fame. Dopo un anno e mezzo le cose dovrebbero essersi stabilizzate, eppure ecco che arriva la novità, l'estero, il trasferimento, e di nuovo ho trovato una scusa per skippare un dovere (dovere skippabile, non che non vada a lavorare eh). Ci sono almeno due-tre esami che potrei facilmente superare, eppure ogni volta che mi metto al tavolino, ecco che ce n'è una nuova. C'è troppo disordine e devo sistemare, tra sei ore devo andare a lavorare e non ho tempo di concentrarmi, devo dare da mangiare ai gatti, vediamo se c'è qualcuno su msn.


Però ogni volta che metto piede qua le cose cambiano. Un reset completo di Veronica. Veronica entra in modalità andiamo facciamo partiamo e tutto cambia. Veronica fa colazione, si prepara, si veste ed esce, Veronica va a fare shopping, Veronica va a fare la spesa e cucina cene gustose. Veronica riordina ed ha tanto tempo che le avanza. Ma come cazzo è che quando sono a Roma non mi avanza mai un minuto?


Facendo due calcoli, inserendo il lavoro come dovere quotidiano hai voglia a tempo in eccesso! Eppure a Roma non è così! Sto cercando di capire com'è la storia, ma, come al solito mento a me stessa e non mi dico la verità. Il perchè lo so benissimo, è solo che non lo voglio ammettere.


L'appello straordinario di biologia molecolare è a novembre, chi è pronto a scommettere su di me e sul fatto che riuscirò a dare l'esame? Io per prima non ci butto una corona. Ma staremo a vedere...

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martedì, 10 ottobre 2006

Dopo qualche giornata di sole e la promessa di vedere di nuovo l`aurora boreale, e` arrivato il freddo. I tre giorni in Svezia sono stati piovosi, anche se un cielo benedetto da nuvoloni carichi di pioggia misti a sprazzi di cielo blu mi hanno regalato un altro di quei tramonti spettacolari dei quali queste latitudini non sono certo avare (a seguire foto, appena recupero un programma di editing decente).


In Svezia c`e` la Nutella, vendono i cannelloni Barilla e i supermercati sono fornitissimi, anche se il supermercato in questione si trova in una cittadina nel cuore della Lapponia, Arjeplog, poche anime o giu` di li`. Sabato e domenica c`e` stata la fiera di non so cosa, bancarelle di dolciumi e di ninnoli, un po` come la festa di Noantri ma con il 99% di banchetti in meno e il 99% di buzzurri in meno. In piu` il banchetto degli animali impagliati, con tanto di altoparlante evocante le gesta di caccia del padrone dello "stand".


Se vi capita di soggiornare in Svezia per qualche giorno e di prendere a noleggio un DVD in una stazione di benzina, non credete assolutamente a quello che dice la copertina. I sottotitoli in inglese non ci sono, tutt`al piu` in finlandese, ma non e` che rendano molto le sfumature della lingua originale.


Sabato sera un`esperienza surreale. In un hotel in mezzo al niente (d`inverno tipo quello di Shining) con in corso la serata post torneo di bridge, mi ritrovo a ballare la lambada un con sessantenne norvegese ubriaco come una pera sotto spirito, mentre la versione vikinga, trash e stonata di Andrea Mingardi fa la colonna sonora con la tastiera. Intanto fiumi di spirito a non finire, io che non bevo mai mi sono ritrovata ad essermi scolata una birra, un jegermeister e un white russian, ma almeno sono tornata a casa sulle mie gambe. Poi una voltaa casa sbattevo sulle porte tipo pallina da flipper coi bumpers, ma quello e` un altro discorso.


Immancabile il souvenir, un portachiavi a forma di alce (diobono quanto so grosse!) che ho chiamato Gunnar, con la bandierina svedese sulla pancia e a cui volevo regalare un amichetto con la bandierina norvegese, ma quel senza cuore di Christoffer ha detto di no, per cui Gunnar adesso e` Gunnar the lonely moose e mi guarda con due occhioni umidi dalla scrivania alla quale sono seduta.


...continua...


 

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mercoledì, 04 ottobre 2006

Finalmente l`ho vista.

Attraverso la cima di due alberi, in alto, una lingua di luce verde cangiante. E ancora piu` su le stelle.


Prima intensa, poi flebile, poi di nuovo in crescendo da un`altra parte. Una tenda fatta di luce.

postato da: diablera alle ore 08:32 | Permalink | commenti (6)
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