giovedì, 30 dicembre 2004
In realtà non avevo fame, ma vista l'ora ho ritenuto giusto mettere a bollire l'acqua per fare i tortelli, finalmente. Chissà come mai, ma appena ho acceso il fuoco ho sentito una fitta allo stomaco, ed ecco che mi è venuta fame. Ieri poi, come avevo previsto, ho pasteggiato con pane e salame, la sera con un tost e, tanto per tenersi leggeri come si dovrebbe quando si sta male, un panino col kebab. Ora ho paura di salire sulla bilancia, ma dal punto di vista della bilancia credo che sia lei ad aver paura che io le salga sopra.
La febbre è scesa, ieri era a 38, oggi a 37,2. Il problema non è la febbre in sé stessa, quanto il viaggio che dovrò affrontare domani. Ho superato indenne il mio compleanno e le feste natalizie, non era possibile sperare di passare anche il capodanno senza malanni...
Mi sento come sospesa, non ho voglia di fare alcunché, nono voglio stare al computer, non voglio andare a letto o leggere o studiare. Adesso non ho nemmeno più la voglia di scrivere. Speriamo che 'sta febbre passi presto...
mercoledì, 29 dicembre 2004
"Asciugati sempre i capelli, che poi ti ammali!". La sottoscritta non solo non si è asciugata i capelli per tutta la sera, ma ci è anche andata a dormire! E ora, chissà perchè, si sente la gola che pizzica, premessa di una tosse dapprima secca e dolorosa, poi profonda e durevole. Forse avrà febbre, Forse le verrà anche il raffreddore, così passerà il capodanno tra fazzoletti di carta e spray nasali, come quello dell'anno scorso che le era iniziato due giorni dopo aver smesso di fumare (22 dicembre) e le era durato per due mesi, perchè smettere di fumare fa bene alla salute. Visto che qualche mese fà ha ricominciato a regimi tali e quali a quelli di prima, stavolta sarà più furba: con tosse, influenza, febbre e raffreddore si fumerà un pacchetto intero! Magari assieme alle ciglia dell'epitelio dei polmoni crepano pure i batteri che bivaccano sulle sue mucose...
Ma ora cosa sta facendo per limitare i danni che ahimé ha già fatto?
Bollettino influenzale di Diablera, n° 1
Medicinali: 2,4-diclorobezialcool+sodio benzoato, acido acetilsalicilico e carbocisteina (Borocillina, Ascriptin e Lisomucil...)
Abbigliamento: pigiama basico a cui sono stati aggiunti (in ordine cronologico): sciarpa di lunghezza 2 metri, per la quale sono stati sacrificati i velli di circa 50 pecore, vestaglia da uomo di pile leggero grigio gessato lunga fino alle ginocchia, cardigan pesantissimo della Kappa del 1985 grigio topo, calzettoni con pianta gommata per mantenere maggior aderenza al pavimento (me ce manca solo d'annà lunga), ciabatta infradito che col calzino fa molto donna di casa nipponica e proprio come la ciliegina sulla torta, zuccotto nero di lana ben calzato in testa.
Alimentazione: per il momento un bicchiere vuoto di müllerone (lo yogurt) riempito di tè bollente al limone con sette o otto cucchiai di zucchero.
Ricordi d'infanzia mi suggeriscono che nel tè bollente ci va un goccetto di qualcosa tipo grappa o giù di lì. In casa ho solo un Bacardi Breezer, ma non credo che sia l'ottimale... Per il pranzo invece non ho la minima idea, magari finisco come ieri a farmi un panino col salame, anche se mi piacerebbe un bel piatto di linguine col burro e basta, oppure ci sono i tortelli ai funghi che ho comprato un mese fà e che cominciano, assieme alla crema di funghi, a prendere vita e... comunque ogni suggerimento è ben accetto.
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Bollettini a parte, tra un paio di giorni dovrei partire alla volta del Meridione; se non mi riuscisse di scrivere prima
auguro a tutti un sereno 2005.
martedì, 28 dicembre 2004

Mr. Winter's fingers
giovedì, 23 dicembre 2004

Zampette
mercoledì, 22 dicembre 2004
I legge di indeterminazione delle mensole di Diablera
È impossibile fissare delle mensole al muro con estrema precisione
Postulato 1
Dopo aver effettuato n verifiche con la livella e aver scelto a gradi di inclinazione rispetto al pavimento, al momento del fissaggio della mensola al muro la livella segnerà sempre a1 diverso da a
Postulato 2
Dovendo fissare due mensole adiacenti, avendo misurato accuratamente che esse combacino, al momento del fissaggio al muro le due mensole adiacenti presenteranno tra loro x centimetri di dislivello, per x ≈ Q

Postulato 3
La fatica e l'imprecisione relativa alle misurazioni e al fissaggio di una mensola saranno sempre esponenzialmente minori delle misurazioni e fissaggio della mensola precedente
lunedì, 20 dicembre 2004
Noia. Quella noia accompagnata dalla smania di fare qualcosa, quella noia capace di farti salire su una scala a mezzanotte per pulire la plafoniera dell'ingresso, quella noia che di punto in bianco, all'improvviso, ti fa sentire quell'irrefrenabile bisogno fisiologico di rivoluzionare la disposizione dei mobili di casa...
Ieri, girando per il cortile cercando di attaccare i ringraziamenti, becco mia madre alla finestra di quella che è la casa in cui ho abitato fino a due mesi fa. Salgo, mi guardo in giro cercando alcuni oggetti che ho lasciato e di cui ho avvertito la necessità, e ad un certo punto lo sguardo si ferma sulle mensole - sospirate mensole di IKEA in pino grezzo, che tanto hanno aumentato la vivibilità della mia stanza, mio regno di 15 metri quadri - e decido che è il momento di portarle con me. Cerco in giro un cacciavite e quando lo trovo inizia l'opera di smontaggio, facendo attenzione a non perdere le - fondamentali - viti e gli stop. Comincio togliendo di mezzo i libri rimasti, riponendoli in un carrello residuato bellico di quando la mia bisnonna andava a far la spesa nel lontano '15-'18. Salgo sul letto, inizio a svitare, smonto i supporti numerandoli come per le mensole, scavicchio gli stop dal muro, mi frego dal lampadario qualche lampadina a risparmio energetico - ché possono sempre servire - metto in una busta gli oggetti sparsi qua e là, ma quando alzo lo sguardo mi trovo una montagna di roba che - ahimé - dovrò trasportare tutta da sola. Arrivo a casa, non senza difficoltà, congestiono di buste il già affollato ingresso e inizio a togliere le cornici dal muro, e armata di livella superprofessional comincio a fare i segni. Improvvisamente mi accorgo che sono le 23 e che non posso mettermi a fare i buchi col trapano a quest'ora, per cui ripiego sulla sostituzione delle lampadine: bagno da 40 a 7W, ingresso, da 40 a 20W guadagnandoci una luminosità pari a quella che c'è a mezzogiorno all'equatore. Però ovviamente per fare questo prendo la scala, smonto la plafoniera, la lavo e la metto ad asciugare, poi provo a smontare il vecchio lampadario ma l'operazione risulta troppo ostica, per cui rinuncio. A quel punto, scoraggiata, mi metto al pc non senza l'immutata smania.
Stamattina ci alziamo, viene una mia amica a trovarmi dopo tantissimo tempo, si chiacchiera, "al tipo è successo questo, quello si è sposato, quell'altro si è scrociato", finché a un certo punto se ne va e io mi trovo da sola, con buste e scatoloni all'ingresso e con le famigerate mensole da attaccare. Ristacco i quadri, rifletto di nuovo sull'altezza a cui fissarle, faccio qualche foto come si fa sui set cinematografici per calcolare meglio l'effetto, monto i supporti alle mensole quando ciò che temevo si verifica... DEVO spostare i mobili, magari mettendo il divano di fronte alla TV, arrangiando in modo alternativo la serie di pezzi componibili la cui disposizione non cambia dal 1963, anno in cui nacque mio zio. Inizio a spostare il pezzo d'angolo all'estremo opposto, stacco due pezzi tenuti insieme da viti, li separo, uno lo accosto alla porta, salvo poi scoprire che in quel punto il pavimento va in discesa, e che quindi si crea uno sgradevole effetto tipo "Casa Che Muta" della Storia Infinita, e che mio nonno al tempo settantenne ha ritinteggiato le pareti senza spostare i mobili, quindi la parete è di ben tre colori diversi, squallidissimo a vedersi. Con gran dolore, morale e fisico (visto che mi sono anche schiacciata un dito) rimetto tutto a posto, mi guardo in giro desolata e torno a considerare a che altezza mettere le mensole.
Ah la noia, che brutta bestia!
sabato, 18 dicembre 2004
Ho visto tanti uffici, ma uno come quello in cui sono stata oggi a sostenere un colloquio di lavoro non mi era mai capitato. Innanzitutto la locazione: stradina imboscata con palazzoni rattoppati in una parallela del corso principale di una cittadina industriale dell'agro pontino. Salgo le scale fradicia come un pulcino, suono e mi apre una ragazza che mi spalanca le porte su quello che sulle prime credo essere un salone di un parrucchiere. Le pareti sono divise in due da un piccolo stucco che delimita una parte inferiore e una superiore, la prima tinteggiata in rosa shocking, mentre la parte superiore è spugnettata dello stesso colore. Ci sono anche due colonne con tanto di capitello corinzio e piante di stoffa sulla sommità. A completare il tutto diversi poster della "Collezione Winning" con immagini e didascalie come OBIETTIVO, LAVORO DI SQUADRA, AZIONE, DETERMINAZIONE con motti a caratteri cubitali che mi fanno troppo pseudo-filo-azienda-statunitense che mi fa venire il vomito. Sul banco della reception troneggia una stella di natale, un piccolo calendario e un'anfora di vetro blu su base di legno con la targhetta "Venditore del mese 199x". Dietro c'è la porta del grande capo, che si apre lasciando intravedere pareti a tinta unita di color giallo canarino ma che che subito si richiude riportandomi al questionario da riempire che mi ha dato la ragazza. Generalità davanti e descrizione in crocette di sé stessi dietro, "indicare su diverse serie di quattro aggettivi quelli che si adattano di più e di meno a te". Tremendo... La coppia di strani tizi che mi precedeva (entrambi tarchiati, sulla quarantina, rozzi e vestiti in tuta) esce dall'ufficio del grande capo e ora tocca a me. Entro con contegno nel bugigattolo giallo e mi viene chiesto di sedermi. Il grande capo è in realtà una grande capa, sulla quarantina, magra, abbronzata, con una abbondante dose di zampe di gallina e vestita di una giacchetta attillata, adagiata con piglio sulla sua sedia in (finta?) pelle nera (strano, me l'aspettavo color azzurro cielo) con un rossetto fuchsia perlato e capelli mossi grazie a un chilo e mezzo di spuma. Mi parla, spiega, la guardo negli occhi, annuisco, arriva il mio turno di parlare e le dico che francamente non sono interessata perchè l'a/r casa mia-cittadina-casa mia mi prende circa tre ore, ma tre ore pesanti, visto che la corriera era strabordante di esseri umani bagnati, pigiati, incazzati, e che domani avrò l'acido lattico per tutta la forza che ci ho messo per non volare via dai sostegni travolgendo le 34 persone che occupavano i posti in piedi (14 dichiarati dal costruttore), non considerando il chilometro e mezzo che intercorre tra la fermata e il suddetto salone di coiffeur. Inoltre per un part time la paga fa schifo e non ne vale davvero la pena. Mi chiedo se sono pazza a desiderare ardentemente un bel posto di commessa nella GS a 500 metri da casa mia, se non dovessi trovare un lavoro che comporti lo stare in mezzo a un campo a contare i coleotteri. Mi piace troppo il supermercato, sarà perchè quando mamma mi ci portava da piccola io ero euforica, e volevo sempre comprare i Mikado, quando ancora entravo nel sediletto del carrello. Comunque qualsiasi cosa tranne un'azienda in cui i requisiti siano "azione, determinazione, lavoro di squadra, iniziativa", non è proprio roba per me, mi fa troppo schifo. Piuttosto mi metto a fare i porno amatoriali.
giovedì, 16 dicembre 2004
Da oggi sono sola. La casa senza di lui è vuota, silenziosa. Ho un gran senso di attesa addosso, attesa che qualcuno arrivi, perché da sola non sono mai stata fin'ora. Da ieri tutto è cambiato, ora ho la completa responsabilità della mia vita, ma francamente non so se sono pronta a questo. Certo la sua malattia mi ha scosso dal torpore di una vita consacrata all'inerzia, mi ha costretto a sacrificare il mio tempo ricavandone però una migliore conoscenza di lui e il passo prima dell'indipendenza. Comunque andrà, da adesso in poi, sono sicura che ce la farò, lavorerò, finirò l'università e farò tutto il mio meglio per non deluderlo. Grazie Nonno...
mercoledì, 15 dicembre 2004
S'è addormito...
sabato, 04 dicembre 2004

03:00 a.m.
giovedì, 02 dicembre 2004
Oggi il mio umore è ottimo, e nemmeno la cosa che di solito mi butta più giù è riuscita nel suo intento! Nonno è allegro, si sente bene, c'è il sole, ho lezione di zoologia, finalmente posso andare dal parrucchiere... che posso chiedere di più, oggi?
mercoledì, 01 dicembre 2004
Come si fa a descrivere il mondo che trovi quando spalanchi la finestra alle cinque del mattino? Come si può descrivere il rumore delle gocce d'acqua che cadono sulla grondaia, e la pioggerellina leggera che ricopre ogni cosa? Chi può spiegarti la sensazione che provi ascoltando i cinguettii degli uccelli svegli da poco, e l'eco che il canto del merlo spande tutt'intorno? Chi può raccontarti cosa si prova inspirando l'aria frizzante e riempiendo le tue orecchie di questo quasi silenzio? Questa notte mi sono svegliata, avevo bisogno di aria... ho aperto la finestra e come sempre accade a quest'ora ho avuto la sensazione di assistere a qualcosa di esclusivo, una cosa che solo pochi eletti hanno il diritto di godersi.
Volgendo lo sguardo tutto intorno vedo le finestre chiuse e percepisco il riposo altrui, guardo sapendo di non essere vista, cerco il rumore delle poche auto in lontananza, ascolto il fischio del treno che mai sentirei di giorno perché sovrastato dal frastuono delle auto che sfrecciano la mattina. Man mano i rumori del mondo aumentano, e io so che lentamente sto scivolando fuori da questo piccolo mondo a sé e sto tornando alla vita frenetica di tutti i giorni... che devo ritirarmi lo dice anche il freddo che ormai si è depositato sulle mie spalle. Mi ritraggo riempita da queste sensazioni e chiudo il mondo fuori. Tra poco sarà ora di preparare la colazione.
