Questa è La Mizia, all'anagrafe Amanda. In verità non ce l'abbiamo mai chiamata così, però sette anni fa, quando la presi con me, mi sembrava un nome fico da dare a un gatto. Volevo un micio, ma mia madre non era molto d'accordo, così macchinai una strategia diabolica per far sì che non avesse il coraggio di buttarla fuori. Innanzitutto decisi che volevo un cucciolo, femmina e grigio, così aprii Porta Portese e chiamai la signora che regalava micetti di 40 giorni. Chiesi se ne avesse uno con quelle caratteristiche e alla sua risposta affermativa concordammo il posto e l'ora dove ci saremmo incontrate: alla stazione di Ostia (la signora era di Torvajanica). Il giorno dell'appuntamento arrivò la donna con un trasportino gonfio di affarini miagolanti. Mi porsero la prescelta con un po' di commozione, devo dire, e mi dissero che si chiamava Ilary. Eh gia, questo è stato il primo nome della Mizia. Purtroppo ho smarrito il numero della signora e non lo ho mai potuto dire che la loro Ilary sta bene, che è cresciuta ed è anche un po' isterica. Comunque adesso che mi ero procurata il gatto, bisognava trovare un modo per imbucarla in casa. Potrà sembrare irresponsabile il fatto he abbia preso un animale senza concordare la cosa con mia madre, però in fondo in fondo sapevo che non avrebbe avuto il cuore di sbatterlo fuori. La mia strategia fu questa: spendere circa 50.000 lire in ciotola, cibo, pallina per giocare e collarino, (sempre in quel negozio dove ho comprato i primi pesci) e portare a casa tutto quanto con lo scontrino in mano dicendo: "Non puoi sbatterla fuori, con tutti i soldi che ho già speso...!". Questa motivazione, a quanto pare, non bastò, per cui mi toccò inventare una boiata interstellare (in quel periodo ero ancora capace di raccontare e mantenere una bugia), secondo la quale la povera micia era l'unica sopravvissuta alla strage di una gatta e i suoi gattini, sbranati da un cane inferocito, e che una signora mi aveva chiesto se potevo tenere io la bestiolina, ché lei non poteva. A questo non poté resistere, e La Mizia diventò di casa. La boiata interstellare (che avevo rimosso dalla memoria) resistette per anni, finchè l'anno scorso mia madre disse qualcosa di improponibile (tanto per cambiare), che aveva a che fare col fatto che La Mizia fosse rimasta shockata dalla scena dell'uccisione della madre. A quel punto potevo anche rivelarglielo, e così ho fatto spiegando che la micia proveniva da una inserzione su Porta Portese, e non l'avrei mai pensato, ma mia madre ci è rimasta veramente male...Ho due acquari. Il più piccolo dei due ora l'ho regalato a Nonno, ma sono almeno due mesi che ci sono solo piante. Quello più grande (grande si fa per dire) è stato il primo che ho comprato, su cui ho speso tanti di quei soldi che se ci penso adesso, in tempo di risparmio&ristrettezze, mi viene da piangere. In realtà non è mai stato un acquario bello da fare invidia. Aveva un fondo comune (e pure calcareo), una radice di mangrovia, due roccette e delle Anubias che sopravvivono ancora, qualche Cryptocoryne (anche loro ancora presenti e moltiplicate a dismisura), due Echinodorus che furono sventrate dagli abitanti, un'Ampullaria e loro, i miei pesci rossi.
Prima vennero Castore e Polluce, acquistati in un momento di esaltazione causata dallo studio, in quel periodo, di Anatomia Comparata, per cui mi armai di soldini e andai nel primo negozio di animali che mi venne in mente. Una delle proprietarie, una rubiconda signora cinquantenne, si avvicinò sfregandosi le mani e mi chiese cosa desiderassi: "Due pesci rossi e una vaschetta". Bene. Uscii dal negozio con: vaschetta da 7 litri, fondo per acquari colorato (davvero improponibile), cibo in scaglie per pesci rossi, pallina con sonaglietto per il gatto e un osso di gomma per il cane (quale cane?!). Ah, anche i due pesci. Dopo qualche giorno di ambientazione decisi che era il caso di comprare un piccolo filtro, "perchè è uno stress per i poverini cambiare l'acqua ogni giorno". Mi presentai, dunque, in un vero negozio di acquari e, tra una considerazione e l'altra, mi feci rifilare un microfiltro per vasche fino a 30 litri. Quando lo misi nel 7 litri i pesci rossi sembravano dei salmoni. Per qualche giorno andò avanti così, tranquillamente, spostando un po' qua un po' là questa vaschetta, cercando la migliore angolazione per essere ammirata. Il mio cervello irrequito però non era soddisfatto, quindi cominciò ad elaborare un'idea alquanto malsana: assecondare il desiderio d'infanzia di possedere un acquario vero... Andai per negozi, cercando il prezzo migliore, ma ogni volta tornavo a casa schiacciata da quelle cifre che pesavano come un macigno. Finchè, complice una community su internet, arrivai su un sito che vendeva acquari online. Sommando tutti i risparmi più i soldi che mi regalarono per Pasqua, riuscii a mettere insieme abbastanza denaro per prendere una vasca da 65 litri, completa (?) di filtro, luci e riscaldatore. Dopo qualche giorno mi arrivò a casa uno scatolone gigantesco, che corrispondeva al doppio delle misure dell'acquario, ed ebbi il dubbio che si fossero sbagliati, speranza uccisa nel momento in cui aprii l'imballaggio e lo trovai traboccante di polistirolo. A fatica mi caricai lo scatolone e lo portai da casa di Nonno, dove era arrivato, a casa mia (50 metri più in là). Mia madre era attonita, era la prima volta che portavo a casa una cosa così grande. Quando scartai il tutto, infatti, ci fu un turbinare di proteste da parte sua, come se poi l'avessi mai ascoltata. Ero ovviamente impaziente, per cui poggiai l'acquario su uno scaffale di una libreria, che a pensarci ora, ancora mi chiedo come mi fosse venuto in mente di metterlò là. Il mobile, infatti, era una specie di scaffale traballante con ripiani in truciolato, che, come se non bastasse, erano meno profondi di 2 centimetri rispetto alla base dell'acquario, il che vuol dire sicura rottura della vasca, con conseguente allagamento e morte degli abitanti. Chiedendo conferme in giro mi resi conto che era necessario uno spostamento, così, a soli due giorni dal primo allestimento, smontai il tutto e cominciai ad approntare un altro supporto. La scelta cadde sul comò, il quale fino a poco tempo prima si trovava nella mia stanza, che in origine era una camera da letto, ma venne successivamente sfrattato perchè mi serviva più spazio. Presi questo comò e lo trascinai di nuovo verso la mia camera, e ancora non capisco come ho fatto a farlo passare dalla porta, perchè è un catafalco a dir poco gigantesco. Portato il mobile e decisa la collocazione vi sistemai sopra il parallelepipedo, allestendolo di nuovo e cambiando un minimo la disposizione delle piante. Misi i pesci. Per qualche giorno rimirai tranquilla il risultato, ma le mie manie di grandezza ci misero lo zampino e fecero sì che comprassi altri due pesci rossi, Davide e Golia (un bel cometa), sfidando la diffusa convinzione che per un pesce rosso ci vogliano almeno 35 litri.
Purtroppo per me Golia aveva i sintomi di una infezione batterica, l'esoftalmo. Un occhio era velato di bianco, per cui lo misi nella vecchia vaschetta (e io che la volevo buttare...) assieme a uno spicchio d'aglio (qualcuno mi ha chiesto perchè non con il rosmarino e due patatine) per due settimane, facendo tornare tutto alla normalità. Passato questo problemino rimisi il povero Golia in vasca e quasi per magia (diciamo grazie alle temperature miti del periodo) il pesciotto si ringalluzzì e cominciò a correre dietro alle gonnelle di Castore, quindi per assecondare la sua smania di sesso (Castore era troppo piccolo per riprodursi) presi un quinto pesce rosso, Sansone, che a discapito del nome sembrava proprio una bella pesciona, e, ovviamente, a quel punto Golia smise di avere la "fregola". Ora la formazione era al completo: Castore, Polluce, Davide, Golia e Sansone.
L'acquario, la formazione e il suo allestimento hanno resistito per circa un anno, poi Polluce, per cause non note, è morto. Il fondo è stato rimosso e le piante sistemate in vasetti, il coperchio è stato tolto e diverse combinazioni si sono avvicendate. Il mio piccolo ecosistema ancora non ha trovato la sua stabilità.

e col fatto che con l'arrivo dei numerosi avventori il drink analcolico buonissimo all'inizio della serata, verso la fine era una nefandezza. Voto serata 7,5, ma solo per la compagnia. Avevo preventivato di raggiungere la compagnia (col motorino) in circa un quarto d'ora, per cui alle 21 e 15 ero fuori di casa per stare là alle 21 e 30. Ho avuto però difficoltà ad arrivare dal punto 1 al punto 2 (non da casa mia), a causa di un senso unico e, a dire il vero, anche per la mia inettitudine. A un certo punto ho temuto anche di rimanere senza benzina, ché ero già in riserva. Tempo totale: 40 minuti...
